Luglio 1, 2009

P9190699Chi si appresta alla lettura Del pesce e dell’acquario (LietoColle, 2009) non sa di trovarsi di fronte a un libro fatto d’acqua. Le vischiosità viscerali dei recessi magmatici di una poesia corporale e le geometrie manieristiche di una poesia scritta a priori in regole, sono assenti. Chi conosce l’autrice di questo libro sa che non c’è alcun filo teso a dividere poeta e poesia. Quando Ilaria parla, in ciò che chiamiamo quotidianità, la sua cantilena avvolgente, rabdomantica è la stessa voce che scorgiamo nei suoi versi, a dire che le sue poesie potrebbero, e lo fanno, nascere da una qualsiasi conversazione con lei. E così, come la persona è lieve, le poesie del libro scintillano come i riflessi della luce sull’acqua, muovendosi veloci, di superficie in superficie, inabissandosi e riemergendo nel medesimo istante, senza pesantezza, spegnendosi in quello sguardo che le ha viste lucenti, donandoci un piccolo miracolo: l’intravedere, fissata su carta, una forma mentale fatta d’acqua. Read the rest of this entry »

Giugno 29, 2009

Never forget, that God hasn’t finished with me yet
I feel his hand on my brain
When I write rhymes, I go blind, and let the lord do his thang
(2Pac)

Giugno 27, 2009

images-1“Cerco a tentoni di cogliere nel vuoto il filo bianco invisibile del meraviglioso che vibra e dal quale escono fuori i fatti e i sogni col rumore del ruscello su piccoli sassi preziosi e vivi”
“Per me si tratta di vedere come la testa sta nello spazio, quindi non penso né all’interiorità della persona né alla sua personalità. È chiaro che questo conta, ma non può contare per me durante il lavoro. Si tratta solo di mettere le cose più o meno a posto. Per me l’apparenza e l’essenza sono la stessa cosa. Si potrebbe anche dire che l’apparenza è l’essenza stessa”
“Ed è appunto vedendo che la sfera non diventa sfera che attraverso il suo contrario, che diventa vera…”
(Alberto Giacometti)

Giugno 26, 2009

imagesla stessa forza del fiore che apre, la pioggia che si svuota, il muro secco inginocchiato e la nuca alla prima comunione con il sole. arriva la voce e sa: formica accanita, silenzio di santuario, ammasso di colori alla poltrona. l’estate non seppe il nero e tanta ne voglio e cerco ancora. Tu, che spalanchi al palmo il mare che la bocca di febbraio strinse. per i segreti cassetti del monte sommerso: il marinaio pregò, il pesce ebbe confidente. porti la conchiglia all’orecchio per ricordarmi il suono delle madri. io, sposa del dio estinto. del figlio perduto. se il cielo rovescia ciò che la terra solleva tu tieni e sposti nella misericordia della valle senza vento (Ilaria Seclì)

Giugno 25, 2009

Giugno 25, 2009

images

21. l’osso e il dirupo

in un fantasma di sconfitte:

c’è da leggere fino alla morte

dei secoli. in un pastrano di gerundi

senza senso so la strana paglia

del morente. la pagina in prosa

della luce arresa all’addio novello. (Marina Pizzi)

Giugno 12, 2009

n

l’urto il flusso la fame il nido

≈ la tessitura della parola è partitura dove il suono produce voce. voce, dal rumore, discordante, immediatezza: sensibilità organica con percezione. non medicamento, né salvezza. si ambisce all’immobilità e ogni gesto, ogni respiro è necessità organica: si vive questa necessità come oltraggio; qui non esiste sofferenza, dannazione, ma uno stato embrionale di equilibrio, un organismo nel respiro: tutto rientra e fuoriuscire: la suprema lucidità della stupidità. un flusso che assorbe e dona senza forzature: armonia del passo in un’orma e dell’orma nel passo. qui non esiste dualità: arte/vita, forma/contenuto, astratto/concreto, privato/civile, sangue/carta, pelle/parola; si è il luogo cavo dove il sangue è e non è sangue, la parola è e non è parola, la poesia è e non è poesia ≈ il linguaggio tra i versi è la conoscenza che manca. necessità è privazione, nutrimento, atto che si muove in uno spazio prestabilito per accogliere il gesto; sottrazione sistematica protratta alla mente: denudare l’informe ≈ si sente nel percepire il flusso della poesia: il soffocamento della materia. la relazione/reazione dello sguardo con la materia dà la musicalità dell’accostamento definitivo tra due lemmi: musicalità strutturata nella traccia trovata: fissata: qui è la sacralità. ogni parola aggiunta è una sottrazione ≈ poesia nasce nel flusso dell’attestazione di un’armonia di dissidenze, in un respiro organico che non è mai casuale se non apparentemente. data, non può essere diversa, se non dopo un intervento successivo ≈ il movimento è struttura del silenzio: il segno inciso a fondo scava una superficie piana: l’indicibile nel richiamo è già detto. le parole si deformano a una nuova chiarezza deformata a una nuova chiarezza. non vi è oscurità nell’inespresso ma solo aria e fedeltà. l’indicibilità calpesta l’identità se l’identità non si lascia frantumare: non ottenere, non volere. (P.F.)