Innesti in: I. Seclì
Gennaio 17, 2007
C’è un filo sbavante stille di granitica acqua
Al trapezio bocche filano sudori
- CUORI VERDI NELLA COPPA -
un ago, il gigante dell’apocalisse
sprofonda dall’alto con flessuosa calma
non scomoderanno le profezie per dirci inesorabile l’evento
Sprofonda e non divide in due metà il cielo
Si avvicina e schizza l’aria la sua natura di metallo
Scende ma non taglia in due metà il cielo.
Le lancette del tempo scaleno e dischiuso
Invitano ancora le dita all’accecante osservanza
bieca una pupilla annusava disinvolta le spezie del re
e la musica dei suoi giardini, il binario
lucido e crepato delle voglie residuali
l’orecchio sbucciato offriva il sangue alla lingua del cane
che accorreva
così per gli altri succhi della bocca e la guancia
la sorte privilegiata delle rane. L’ammasso dei bagagli
ritardava la partenza
sapevamo ormai il silenzio dell’ annuncio alle stazioni
la sola triste verità dei musi d’ape
stretto araldo nello stipite di una porta che non c’è.
INNESTO:
stille d’acqua al trapezio bocche filano sudori
- cuori verdi nella coppa -
un ago, il gigante e schizza dell’apocalisse
sprofonda dall’alto con calma per dirci inesorabile
non scomoderanno le profezie l’evento
Sprofonda e non divide in due metà il cielo
Si avvicina l’aria di metallo la sua natura
Scende non taglia in due metà il cielo. il tempo
Le lancette del tempo le dita, le fiamme alte
Invitano all’osservanza una pupilla
annusava le spezie del re
e la musica dei suoi giardini, il binario delle voglie
l’orecchio offriva succhi il sangue
alla lingua del cane che accorreva
così alla bocca e la guancia per
la sorte delle rane. L’ammasso dei bagagli
ritardava la partenza, l’opera maltradotta
sapevamo ormai il silenzio dell’annuncio
la verità dei musi d’ape alle stazioni
l’opera stretta alla resa della sera
stretto nello stipite araldo di una porta vuota