gennaio 24, 2012
era questa ferocia unica
che non potevi non dire, questo grido
tarlato, la polvere inespressa nella gola
fino a fare del bosco la culla, prologo
dissolto che perpetua i corpi amanti
lasciati ai vagiti del legno
tra le unghie di questa soffitta
dove la vita è ruggine
che perpetua l’età del ferro
nella volontà vegetale della percezione,
dell’ape, del varco che non crea, non chiama,
ma custodisce ogni atomo nella linea circolare
del segno morso ora in quel tempo
(da elegie zoldane dal libro Ipotesi di vita)