Innesti in: C. Daino
Gennaio 17, 2007
Dama non dama
Lingua madre e madre lingua
dove saremo perfetti? Non ho
ancora alloro: a loro non basta.
Rosso chiaro – lo dicono rosa
Felino dono: luce. Fiera resa: è
livida. E rotola. La patria muta
non luce non voce: riscuote – e
non si discute!
Sole:
le mie rovine e ridente riflesso.
Se lo sai
tu che mi macelli, non fermarti.
Non adesso: fìrmati marchiami
*
Non cado –
Dispero.
Chiara Daino (o: di lei che resta)
INNESTO:
Dama non dama
Lingua madre, attesa che muta
madre lingua, arcaico, ciottolo,
dove saremo perfetti? Non ho
a loro non basta: alloro. chiaro
rosso nel lo dicono rosa
semina di spine
e dono felino:
mia luce: fiera arresa
livida rotola. La patria muta,
bersaglio mancato da mani non luce
non voce non carne saziata riscuote:
e non si discute!
Sole in albe:
le mie rovine-sfrontate, luce
in ridente riflesso.
Se lo sai
un invito al macello – mio – non fermarti.
fìrmati marchiami in
riflesso carta e carne.
*
Non cado
in cielo – dispero.
Chiarità di Selva e Bosco (o Chiara Daino: di lei che resta)
Innesti in: I. Seclì
Gennaio 17, 2007
C’è un filo sbavante stille di granitica acqua
Al trapezio bocche filano sudori
- CUORI VERDI NELLA COPPA -
un ago, il gigante dell’apocalisse
sprofonda dall’alto con flessuosa calma
non scomoderanno le profezie per dirci inesorabile l’evento
Sprofonda e non divide in due metà il cielo
Si avvicina e schizza l’aria la sua natura di metallo
Scende ma non taglia in due metà il cielo.
Le lancette del tempo scaleno e dischiuso
Invitano ancora le dita all’accecante osservanza
bieca una pupilla annusava disinvolta le spezie del re
e la musica dei suoi giardini, il binario
lucido e crepato delle voglie residuali
l’orecchio sbucciato offriva il sangue alla lingua del cane
che accorreva
così per gli altri succhi della bocca e la guancia
la sorte privilegiata delle rane. L’ammasso dei bagagli
ritardava la partenza
sapevamo ormai il silenzio dell’ annuncio alle stazioni
la sola triste verità dei musi d’ape
stretto araldo nello stipite di una porta che non c’è.
INNESTO:
stille d’acqua al trapezio bocche filano sudori
- cuori verdi nella coppa -
un ago, il gigante e schizza dell’apocalisse
sprofonda dall’alto con calma per dirci inesorabile
non scomoderanno le profezie l’evento
Sprofonda e non divide in due metà il cielo
Si avvicina l’aria di metallo la sua natura
Scende non taglia in due metà il cielo. il tempo
Le lancette del tempo le dita, le fiamme alte
Invitano all’osservanza una pupilla
annusava le spezie del re
e la musica dei suoi giardini, il binario delle voglie
l’orecchio offriva succhi il sangue
alla lingua del cane che accorreva
così alla bocca e la guancia per
la sorte delle rane. L’ammasso dei bagagli
ritardava la partenza, l’opera maltradotta
sapevamo ormai il silenzio dell’annuncio
la verità dei musi d’ape alle stazioni
l’opera stretta alla resa della sera
stretto nello stipite araldo di una porta vuota
Innesti in: M. Sannelli
Gennaio 16, 2007
servizio timidissimo conosce
o la schiena o, «dalla pancia larga», dalla
pancia larga «o’ fiore», in una borsa
il fiore. di sera Genova rinviene,
meraviglia di dieci ore, e prima
è la mattina primissima, fu solo
arrampicato già – lo spazio, con agio.
Anche senza, anche senza salute, oh io vivo –
sconvolto no, da marchio non
e mandorla scalata sulla
pelle, mirabile segno anche.
l’uguale è in denti e in occhi.
INNESTO:
servizio timidissimo conosce
o la schiena – aperta o, «dalla pancia larga»,
la schiena soave, il bimbo timido che spalanca
dalla pancia larga «o’ fiore», in una borsa
il fiore rame. di sera Genova è rinviene,
meraviglia di dieci ore, e prima lo screzio
inciso del sole nel è la mattina primissima, fu solo
arrampicato già – lo spazio nel luogo, con incanto. agio.
Anche senza, anche senza pupille, oh io vivo –
sconvolto no, aspro da marchio non
è dolce la carezza
e mandorla scalata sulla
bianchissima pelle, mirabile segno anche.
oltre la linea, salita la pelle: amor soave
scavato in silenziosi deserto
“ombra della sua ombra”
l’uguale è in denti e in occhi. carsici.