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INNESTI
Quaderni di Cantarena 2007
in cento copie numerate e siglate,
prefazione di Francesco Marotta,
postfazione di Luigi Metropoli,
fotografie-tavole di Federico Federici.

Postfazione
di Luigi Metropoli
Gli attrezzi del mestiere: note su Innesti di Paolo Fichera

Il poeta è un geologo, ma anche un agronomo. È un contadino con i suoi strumenti del mestiere. Vive tra le piante, con la schiena rivolta al sole e gli occhi sulla terra, a rinvangarla, a seminarla, a contarne le zolle. Il poeta non ha occhi che per la terra. Oggi. I suoi occhi, le sue mani si addentrano fin nel fango, l’humus fertile dei suoi figli – le piante, le erbe.
Il poeta è lo speziale retrocesso dall’alchimia alla materia prima della sua lavorazione. La scova da sé, la lavora con l’acribia dell’artigiano, del contadino, del cercatore di metalli. Si sporca le mani e s’infetta il cuore.
Il poeta innesta la sua opera dentro un’altra opera, un’altra creazione, “da un’unica radice”, come ben ha evidenziato Marotta nel commento alla silloge Innesti di Paolo Fichera.
Fichera lavora davvero su “un corpo morente che migra in altre forme” (cito sempre Marotta). Non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume. La poesia è farsi, è crescere nella terra, con la terra, mutandola e mutandosi.
Il corpo morente è la poesia, il corpo del contadino, la terra, il frutto, che cede vita al ramo innervato dopo l’innesto, al segno sovraimpresso all’opera prima, sopra le sue piaghe. Perché la poesia non basta, il corpo non basta, la terra non basta, il contadino non basta, il tempo non basta.
Il verso è un innesto su altri versi, è un lavoro che non viene da dio, ma dalla terra, dall’uomo con la sua fatica, dal suo errore. È il presente che si innesta nel passato e ne annulla le distanze, ne altera le dimensioni, ne riscrive la percezione. È la vita che si innesta sulla forma.

Prosegue l’enumerazione, tipica anche de Lo speziale, ma sempre per percorsi asimmetrici, frammentari, per esperimenti di mutazione, alla ricerca di una “costanza flessa” un ossimoro permanente: ciò che è e nel contempo diviene. Un percorso che prevede lo scacco, lo contempla fin da subito, fin dalla finitudine di una struttura che si pretende di mutare col vento.
Il tentativo di forzare i confini del nostro mondo (ma anche i confini del nostro linguaggio, restando, però, distanti da Wittgenstein) si risolve nel tic della flessione del verso con epifore che arrancano nelle forme vuote della lingua (preposizioni articolate, congiunzioni…).
È lì che si articola l’innesto: la frazione che si ingessa nella struttura (l’ossessione della raccolta) e flette al successivo verso, tesse, distorcendone la sintassi e il senso, generando nuove nascite (“ogni quadro è un germoglio”) che rischiano l’aborto.
È la poesia che cede a sé stessa, che bisogna ammazzare per far rivivere. La serpe che cambia pelle.
Si assiste ad un’esplorazione delle viscere della terra, fino ad estrarne i minerali (“ecco la miniera dei metalli”), la sostanza costitutiva, le forme che la compongono e ne tracciano i limiti spaziali, temporali, di interpretazione (“la struttura è finitudine”, “qui la struttura è mondo”, “chiusa struttura”, “Lucra la tua / ora sintassi è fine perché data / metavita, non poesia”, quindi il creato è il limite di se stesso, la propria consapevolezza, il proprio oltraggio).
Il metallo è estratto per essere lavorato, per assumere nuove vesti. La dedizione del contadino vi insuffla la vita. L’unica possibile. Non di più.
C’è una sofferenza che si è aggrumata, che si contorce in una sintassi altra da ciò che è dato, fuori da una struttura imposta (la velleità di fuoriuscire dal limite: “la struttura s’infeconda”, ma cedendo successivamente allo scacco: “ho ereditato ciò che dai”).
Innesti è una riflessione sulla prigionia dell’umano dentro sequenze precostituite. È un’indagine in versi sulla finitudine dell’uomo e della poesia stessa. Innesti è i Prigioni di Michelangelo, transustanziati in poesia. Non c’è altra materia da togliere. L’impasto è dato e con esso una forma che si vuole flusso. Una forma incrinata a colpi si scalpello, ormai morente ma immanente alla vita che pretende di liberarsene.
Il lessico stride, al pari della sintassi, tutto stride come un grido che esala da un ingranaggio che va avanti da sé, da qualche componente meccanica che distorce l’interpretazione del reale, il nostro risiedere in esso.
L’uomo è un accidente, il creare è un accidente. Non c’è nessuna melodia e possibilità di canto, il ritmo è una conseguenza di spasmi cronici:

la rosa brunita e scrivi: la disperazione
è luogo. il canale è luogo, la bellezza è
disperazione, l’io è luogo, capelli ramati e
innesti sangue in struttura, s’infeconda la
biografiaauto, di versi, l’opposto seme dove
adagia i muscoli; il bimbo mangia un gelato
o scismi fioriti, foglie fatte marmo nel
sai che tu andrai in ora scendo nell’ora
mia tua sorella, luogo, riparo, grotta
tutto comprendi è cavità per l’eco

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RECENSIONI:

INNESTI su L’ATTENZIONE
di Alessandro Ramberti

qui:
http://lattenzione.com/recensioni/su-innesti-di-paolo-fichera-di-alessandro-ramberti/

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Sebastiano Aglieco su INNESTI
qui:
http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2007/05/08/1493/#more-1493

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Stefano Guglielmin su INNESTI
qui:
http://golfedombre.blogspot.com/2008/02/paolo-fichera.html

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Paola Castagna su INNESTI
qui:
http://www.faraeditore.it/faranews/90.shtml

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Antonella Pizzo su INNESTI
qui:
http://viadellebelledonne.wordpress.com/2007/06/08/innesti-di-paolo-fichera-2/

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Francesco Marotta su INNESTI
Risonanze II – Paolo Fichera

qui:
http://rebstein.wordpress.com/2007/09/14/risonanze-ii-paolo-fichera/

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Gianfranco Fabbri su INNESTI
qui:
http://frucco.splinder.com/post/13977421#comment

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Nelle Bacheche dei Critici sul blog di Gianfranco Fabbri,
Luigi Metropoli (Vocativo) legge gli INNESTI

qui:
http://www.frucco.splinder.com/post/14112114#comment

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Recensione di Carlo Dentali su INNESTI
nel sito di Giampiero Marano
http://www.dissidenze.com

qui:
http://www.dissidenze.com/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=20840&mode=thread&order=0&thold=0

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Simone Giorgino legge gli INNESTI
per ascoltare:
http://www.audiopoesia.splinder.com/tag/fichera