a Monica
semini cruda i tuoi occhi traditi
pieni di terra – ricordi? – dissotterrati
dalle mie mani, una vita più cruda
non ci resiste ora che nutriamo
un’aquila bionda un lago perfetto,
ti do le mani strette a pugni
per la rabbia intera che si versa
nella nostra unica pelle, nel dare
scavato all’ombra di un sole più fitto
[ho aperto il tuo crocefisso dentro ho trovato ossa della storia
le tue piaghe niente di commestibile allora l’ho capovolto
quello che forse è stato sangue ora è caos e per salvarci esiste
un ago eterno di vendetta o l’estrema confessione dell’acqua
che copre l’alto della fronte ma non è più lo stesso dolore
crederei adesso in un dio soltanto tuo chiuso nelle viscere
di corridoi finestre condomini ininterrotti tu lo sai
un urlo è pronto dietro ognuna di queste porte
e lei nuda controlla l’inizio di ogni cosa]
Stefano Massari, Serie del ritorno, La Vita Felice
un estratto dalla raccolta nel respiro è uscito contenuto nel primo numero (agosto 2009) di “π -trimestrale di conversazioni poetiche” (edizioni neve) a cura di Federico Federici. Per scaricare la rivista con i miei testi: qui.
su CARTESENSIBILI un intervento di Fernanda Ferraresso sulla raccolta nel respiro.
“….C’è terra e metallo, dolore e passione, che si fanno musica all’interno del corpo, come in un sistema di vasi comunicanti, una rete di radici sprofondate e abbarbicate alle aree vie del respiro, come una intera foresta…”

Rita R. Florit su nel respiro
*Nel respiro* Il segno che pervade tutto il poema è la dilatazione del verso in un’estensibilità che trattiene, in un andirivieni del suono disteso e prolungato per non lasciar andare. Nell’ancorare all’orlo della notte la profusione di un respiro nuovo erompe la necessità di decomprimere il Dolore, di farlo sfiatare non per mitigarlo o tentare una consolazione . Per non implodere. « Fatti fiamma e oltraggia la Terra / fatti dove ha termine la notte figlio »
Fragile crepa erosa il respiro a cui dare voce incarna la parola in suono.
Il paesaggio interiore desolato « tutto è scarno nulla crudele » può solo consegnarsi alla parola come unica possibilità di contattare la sacralità della fine. « Il dolore che si perde sprofonda / il mio dolore che battezzo voce ».
Si riconosce potere allo sguardo « ti difendo dagli occhi dell’Altro », e si esorcizza-esercita l’osservazione che protegge ponendo la distanza, rende sopportabile il dolore anche se lo sfibra « l’occhio è una cella snervata » […] « ogni morte alimenta la luce »
Si conferma la ciclicità che incide, una possibile trasmutazione in reale continuità. « figlio mio soave vigore/battito di vagito / figlio mio padre mio / non morte né vita flusso che nel flusso resta »
Risolversi e consegnarsi alla Parola « tu gemi / nel seme in cui la parola brilla »
L’albero padre indica la direzione, segna il confine della terra che da elemento naturale si feconda e umanizza incarnandosi, contenendo.
*Nel sangue* c’è un urlo che sale e monta in sdoppiamento: se la parola si annichilisce in sé stessa si dissolverà « se la parola cede alla parola è perduta ».
*Nel battito* è proiettato tutto il dirsi in scavo radicale del proprio essere ri-trovato, profonda passata vertigo, estroflessione in nuova carnale vitalità, con cui integrarsi e ri-conoscersi « fin dove il perdono si fa pane / l’identità-germoglio / riaffiora / nel tempo presente / che chiamerai notte antica… »
Sdoppiamento e identificazione coincidono, rintracciano i tratti perduti e i segni in divenire « io la resa che germoglia / tu l’innesto che ramifica »
Fino all’apertura « abbi cura di me / lascia la ferocia che non morde/ alle colpe dei padri »
E all’accoglienza « e tu / fissa nei miei occhi un nido ».
Sul numero di settembre della rivista digitale di cultura cinematografica “Rapporto Confidenziale” nella sezione letteraria “Abdicazioni” a cura di Luca Salvatore sono ospitati degli estratti dalla mia raccolta inedita Grotte.
Su Filosofi per Caso, un intervento di Viviana Scarinci “La caverna dei poeti” contiene estratti dalla mia raccolta inedita Grotte.


Sono usciti per la casa editrice La Vita Felice due volumi: Senza riparo. Poesia e finitezza di Stefano Guglielmin e Radici delle isole. I libri in forma di racconto di Sebastiano Aglieco. In entrambi i volumi si parla della mia raccolta Innesti (Quaderni di Cantarena, 2007)
È uscita per la casa editrice L’arcolaio di Gianfranco Fabbri la mia ultima raccolta nel respiro. Per acquistare il volume rivolgersi alla casa editrice

ascolta e resta carne/nel legno/che la parola fissa e annida/e chiara rende la luce/ora che la luce/ha scavato la penombra/ora che l’ha resa/sperma/ora che la notte ha sete/e l’umanità è il battito ampio/di un vagito che si perde
