Agosto 31, 2009

l’indicibile nel richiamo è già detto
origine che si sottrae all’origine
fino all’indicibile che forma
il midollo, al rumore che è specchio
e non riflette ciò che forma, io sorgo dietro

(da Grotte, P.F.)

Agosto 3, 2009

SEDIAAvibra restando cielo l’erba
bestia sfatta, in ginocchio, il morso d’ape
è resina secreta dalle labbra
di un dio in vendetta e ogni sole rivale
arretra: ti aspetto.

(da Grotte, P.F.)

Luglio 30, 2009

disegno del nord aarcana la figura oscilla
solleva il ciclo della grotta

la mente della pelle
pura possiede – ogni crudezza

(da Grotte, P.F.)

Luglio 26, 2009

tra i boschi, nel rogo
dove la cenere del simbolo
custodisce l’ascia di una chimera

(da Grotte, P.F.)

Luglio 17, 2009

chiapenelope che mi tramo ricami migliori mi devasto la notte nel tempo disfare bene
l’ennesimo epico coccio di carne che replico cronici massacri di maschie miserie
riferire cronache di coltelli pugnali che poi lo sai: l’eternità non si ferma su di noi (Chiara Daino)

Luglio 17, 2009

brussnon si piega il ramo alla pietà
la forza umida e Legge, la ferocia
cesellata nell’Eros ginocchio
piegato alla fonte di un corpo
abbeverarsi arso accostando
la mano morsa dalla notte
alla pelle che non consola
né prega l’ustione

(da Grotte, P.F.)

Luglio 15, 2009

Trakl_ammutoliti_bTroppo poco amore, troppo poca giustizia e pietà, e sempre troppo poco amore; troppa durezza, superbia e ogni specie di dissolutezza – questo sono io. Sono convinto che mi astengo dal male solo per debolezza e vigliaccheria e dunque la mia malvagità è ancor più disonorevole. Bramo il giorno in cui l’anima non vorrà, né potrà più abitare in questo corpo infelice, appestato di malinconia, quando abbandonerà questo zimbello di fango e putrefazione, che è soltanto un’immagine riflessa, fin troppo fedele, di un secolo privo di Dio e maledetto. Dio, soltanto una piccola scintilla di pura amicizia – e si sarebbe salvi; di amore – e si sarebbe redenti! Lasci che sia, il Suo devoto Georg Trakl

Luglio 8, 2009

n1584199116_116918_7018nel crepaccio del corpo
che la cosa caduta ti protegga

(da Grotte, P.F.)

Luglio 6, 2009

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tracciava l’incendio delle radici
all’infinito delle cause fisse
istoriate alle radici la luce
qui è un animale nutrito

(da Grotte, P.F.)


Luglio 1, 2009

P9190699Chi si appresta alla lettura Del pesce e dell’acquario (LietoColle, 2009) non sa di trovarsi di fronte a un libro fatto d’acqua. Le vischiosità viscerali dei recessi magmatici di una poesia corporale e le geometrie manieristiche di una poesia scritta a priori in regole, sono assenti. Chi conosce l’autrice di questo libro sa che non c’è alcun filo teso a dividere poeta e poesia. Quando Ilaria parla, in ciò che chiamiamo quotidianità, la sua cantilena avvolgente, rabdomantica è la stessa voce che scorgiamo nei suoi versi, a dire che le sue poesie potrebbero, e lo fanno, nascere da una qualsiasi conversazione con lei. E così, come la persona è lieve, le poesie del libro scintillano come i riflessi della luce sull’acqua, muovendosi veloci, di superficie in superficie, inabissandosi e riemergendo nel medesimo istante, senza pesantezza, spegnendosi in quello sguardo che le ha viste lucenti, donandoci un piccolo miracolo: l’intravedere, fissata su carta, una forma mentale fatta d’acqua. Read the rest of this entry »

Giugno 29, 2009

Never forget, that God hasn’t finished with me yet
I feel his hand on my brain
When I write rhymes, I go blind, and let the lord do his thang
(2Pac)

Giugno 27, 2009

images-1“Cerco a tentoni di cogliere nel vuoto il filo bianco invisibile del meraviglioso che vibra e dal quale escono fuori i fatti e i sogni col rumore del ruscello su piccoli sassi preziosi e vivi”
“Per me si tratta di vedere come la testa sta nello spazio, quindi non penso né all’interiorità della persona né alla sua personalità. È chiaro che questo conta, ma non può contare per me durante il lavoro. Si tratta solo di mettere le cose più o meno a posto. Per me l’apparenza e l’essenza sono la stessa cosa. Si potrebbe anche dire che l’apparenza è l’essenza stessa”
“Ed è appunto vedendo che la sfera non diventa sfera che attraverso il suo contrario, che diventa vera…”
(Alberto Giacometti)

Giugno 26, 2009

imagesla stessa forza del fiore che apre, la pioggia che si svuota, il muro secco inginocchiato e la nuca alla prima comunione con il sole. arriva la voce e sa: formica accanita, silenzio di santuario, ammasso di colori alla poltrona. l’estate non seppe il nero e tanta ne voglio e cerco ancora. Tu, che spalanchi al palmo il mare che la bocca di febbraio strinse. per i segreti cassetti del monte sommerso: il marinaio pregò, il pesce ebbe confidente. porti la conchiglia all’orecchio per ricordarmi il suono delle madri. io, sposa del dio estinto. del figlio perduto. se il cielo rovescia ciò che la terra solleva tu tieni e sposti nella misericordia della valle senza vento (Ilaria Seclì)

Giugno 25, 2009

Giugno 25, 2009

images

21. l’osso e il dirupo

in un fantasma di sconfitte:

c’è da leggere fino alla morte

dei secoli. in un pastrano di gerundi

senza senso so la strana paglia

del morente. la pagina in prosa

della luce arresa all’addio novello. (Marina Pizzi)

Giugno 12, 2009

n

l’urto il flusso la fame il nido

≈ la tessitura della parola è partitura dove il suono produce voce. voce, dal rumore, discordante, immediatezza: sensibilità organica con percezione. non medicamento, né salvezza. si ambisce all’immobilità e ogni gesto, ogni respiro è necessità organica: si vive questa necessità come oltraggio; qui non esiste sofferenza, dannazione, ma uno stato embrionale di equilibrio, un organismo nel respiro: tutto rientra e fuoriuscire: la suprema lucidità della stupidità. un flusso che assorbe e dona senza forzature: armonia del passo in un’orma e dell’orma nel passo. qui non esiste dualità: arte/vita, forma/contenuto, astratto/concreto, privato/civile, sangue/carta, pelle/parola; si è il luogo cavo dove il sangue è e non è sangue, la parola è e non è parola, la poesia è e non è poesia ≈ il linguaggio tra i versi è la conoscenza che manca. necessità è privazione, nutrimento, atto che si muove in uno spazio prestabilito per accogliere il gesto; sottrazione sistematica protratta alla mente: denudare l’informe ≈ si sente nel percepire il flusso della poesia: il soffocamento della materia. la relazione/reazione dello sguardo con la materia dà la musicalità dell’accostamento definitivo tra due lemmi: musicalità strutturata nella traccia trovata: fissata: qui è la sacralità. ogni parola aggiunta è una sottrazione ≈ poesia nasce nel flusso dell’attestazione di un’armonia di dissidenze, in un respiro organico che non è mai casuale se non apparentemente. data, non può essere diversa, se non dopo un intervento successivo ≈ il movimento è struttura del silenzio: il segno inciso a fondo scava una superficie piana: l’indicibile nel richiamo è già detto. le parole si deformano a una nuova chiarezza deformata a una nuova chiarezza. non vi è oscurità nell’inespresso ma solo aria e fedeltà. l’indicibilità calpesta l’identità se l’identità non si lascia frantumare: non ottenere, non volere. (P.F.)

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Maggio 21, 2009

Il dolore rivelato del seme

Gennaio 16, 2008

Estratti da Lo speziale; INNESTI; La strada della cenere; più alcuni inediti da Nel respiro; e da Orde

nella dimora di Francesco Marotta: Il dolore rivelato del seme