Innesto: Diavoli-Seclì-Daino-Sannelli

quando tutto si dilegua. si perde, si fa metallo e lega.

ora assimila lo sguardo alla resa
la fanghiglia porosa che suggella la coltre
la pelle, la voce di lacrima nera
occhio assilla lo sguardo, ne fa veste
semina, dono felino e non si discute
bocche filano sudori, erbe
bianchissima pelle, mirabile segno anche
sgrana bianchezza, misure di buio
la carne straziata, la patria muta: un belare soffuso
in Sole in Albe: INVITO AL MACELLO
cuori verdi nella coppa. Schizza il gigante
dell’apocalisse, si avvicina l’aria di metallo
non voce non carne saziata riscuote
non cado in cielo,
                           una
                           due righe sotto
dita attriti sul foglio
l’opera stretta alla resa della sera
coglie il fiore rame.
arrampicato già – con incanto. agio.
Anche senza pupille, vivo e vive in
bianchissima pelle, mirabile segno anche
le profezie l’evento invitano all’osservanza
una pupilla annusava le spezie
oltre la linea, salita la pelle: amor soave
scavato in silenziosi deserto
“ombra della sua ombra”
l’uguale è in denti e in occhi. carsici.
e la musica dei suoi giardini,
l’orecchio offriva succhi il sangue
alla lingua del cane che accorreva
così alla bocca e la guancia per
la sorte del rame le mie rovine-sfrontate, luce
in ridente riflesso. Chiarità trascrivi, innesti
sera in tormento, buio in ciglia, luce in fiera.

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