Trapasso #3

Il petalo scoperto all’incanto
per La sposa nera di Ilaria Seclì
prima delle lettura ora nel trapasso

Scisma organico, vocazione immobile: la Parola per farsi Carne non bisogna di parola: non sa, vola alta e tace. Invocare il tempo della Pelle, nel giardino fiorito che alimenta la clausura. Il rosario è luce, diletto non scelto alla pelle che fissa il seme radicato in paura. Il transito della sposa, la nenia di terrore superba nel sapersi lei Uomo. Lauda il Signore, protesa la mano aperta: grata. L’altare è umido delle tracce che l’unguento della carne Traccia e lì si piega il riflesso scosceso, luce che si fa passo, accordo in grida Vita Vita. Ora la sposa è nera, petalo scoperto al vento dato in pasto al pasto il vento che non smuove il gradino della resa. La pazienza è nuda e sa d’orgasmo stanco che s’inciela in opera e donna di rame. La Vita infetta e scolora l’alba che schiuma al cielo il trapasso, ramificato in riccioli casti dove la mano dell’uomo non sa i segni del corpo lasciato all’incanto. I feticci della malinconia dell’infante, opera maltradotta e smossa al chiasmo di labbra vergini al bacio della preghiera di padre e di madre recisi e bevi i dolori carsici che fecero di color regio l’ingegno. L’albero e la sposa scorticato l’albero con unghie di un’altra fame in mani mani ogni invocazione fissa che sia d’oro la materia del pane. Nominare il nome nel verso che accorda la mistica di lesene e trifore nude alla nudità del piede che si vuole scalzo e manto di sole. L’altare è vuoto per troppa devozione, i Santi, la vena del vento cinge il fianco largo, slabbrato dall’attesa dell’evento che è già Evento, al mormorare che cinge di fiato la bocca della sposa, l’accumulo è la carne che sforma il trapasso, miracolo d’acqua e sangue, perdita infinita, bagliore d’osso spezzato offerto alla cenere, portale che incrina la terra nell’attesa celeste che divien terrena in un grembo finito annusato da cani. Si distende in crocifissi rosi da voci la sposa, crocifissi rosi da gridi di rondini per la piaga armonica della rovina Vita Vita aggiungere sete a sete, sabbia a sabbia, nel tormento che si fa vanesio e la strada passo, la freccia che è in suo slancio morte e rovina d’albero. Celebrazione di pelle cupa all’Uomo fibra, vento, vocato sangue incanto.

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(per informazioni su La sposa nera di Ilaria Seclì: qui: http://salentopoesia.blogspot.com/)

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