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l’urto il flusso la fame il nido

≈ la tessitura della parola è partitura dove il suono produce voce. voce, dal rumore, discordante, immediatezza: sensibilità organica con percezione. non medicamento, né salvezza. si ambisce all’immobilità e ogni gesto, ogni respiro è necessità organica: si vive questa necessità come oltraggio; qui non esiste sofferenza, dannazione, ma uno stato embrionale di equilibrio, un organismo nel respiro: tutto rientra e fuoriuscire: la suprema lucidità della stupidità. un flusso che assorbe e dona senza forzature: armonia del passo in un’orma e dell’orma nel passo. qui non esiste dualità: arte/vita, forma/contenuto, astratto/concreto, privato/civile, sangue/carta, pelle/parola; si è il luogo cavo dove il sangue è e non è sangue, la parola è e non è parola, la poesia è e non è poesia ≈ il linguaggio tra i versi è la conoscenza che manca. necessità è privazione, nutrimento, atto che si muove in uno spazio prestabilito per accogliere il gesto; sottrazione sistematica protratta alla mente: denudare l’informe ≈ si sente nel percepire il flusso della poesia: il soffocamento della materia. la relazione/reazione dello sguardo con la materia dà la musicalità dell’accostamento definitivo tra due lemmi: musicalità strutturata nella traccia trovata: fissata: qui è la sacralità. ogni parola aggiunta è una sottrazione ≈ poesia nasce nel flusso dell’attestazione di un’armonia di dissidenze, in un respiro organico che non è mai casuale se non apparentemente. data, non può essere diversa, se non dopo un intervento successivo ≈ il movimento è struttura del silenzio: il segno inciso a fondo scava una superficie piana: l’indicibile nel richiamo è già detto. le parole si deformano a una nuova chiarezza deformata a una nuova chiarezza. non vi è oscurità nell’inespresso ma solo aria e fedeltà. l’indicibilità calpesta l’identità se l’identità non si lascia frantumare: non ottenere, non volere. (P.F.)

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