Dialogo con V.

“non si può essere poeta a metà. questo lo sappiamo. ma è bene ricordarselo anche quando la radicalità è ineluttabilità di quel sentire in ogni percezione. non si può fare commercio con gli uomini pensando che tale non sia commercio. non si può credersi superiori o inferiori. se c’è un sola possibilità di infrangersi è nella totale unica feroce abnegazione diretta alla distruzione di noi stessi come individui. e questo è un lavoro che la socialità non permette perché nella creduta resistenza agli agenti esterni, nell’essere fuori, e quindi coraggiosi, si nasconde in verità la comodità di potersi dire vincitori o sconfitti. ma ciò di cui abbiamo vitale necessità risiede nella concentrazione del nostro pensiero, nell’energia compatta per poi espandersi. portare questa energia al punto di trattenerla tanto da non poter essere più compressa. si libererà poi ma dobbiamo condurla a quel punto. andando fuori io so che tradisco me stesso. anche se ora sto parlando con tutti. anche se occhi femminili incrociano occhi maschili. anche se il lavoro va. anche se si ride e si condivide, io so che la mia vita è da un’altra parte. so che la poesia va stanata, va trattenuta presso di noi come tratteniamo una persona cara prima di vederla morire. ma tutto questo non è possibile se la lettura-scrittura non è continua, totalizzante, feroce, spaziante in ogni angolo di noi stessi. non si può dire: la poesia fa da sola. no, la poesia è compagna gelosa, possessiva, vendicativa. se non l’ami totalmente, se non sei in lei in ogni momento lei tornerà da te ma con abiti vecchi, con lemmi consunti e ti lascerà poi più deluso di prima. non è lo scrivere ma l’essere un nucleo di scrittura. solo consumandosi nella poesia la poesia può nascere.”

Comments are closed.

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: