Dialogo con V.

“anche la sensibilità andrebbe destrutturata. i vagiti delle donne che rinascono a ogni pianto, a ogni totale loro incomprensione. essere finalmente senza volontà. restare a una sola ferita a un solo taglio. ambire a una sola morte, senza socialità. un nucleo di energia compatta. una sola ossessione, una vita ossessionata: per poi disfarsene in un solo colpo. come ci si disfa delle persone. che non ci deludono ma che non possono più farci reagire. la forza di una fede sta nella negazione che la forma come unica e imperativa forma di vita. l’estraneità all’immagine riflessa è qualcosa che appartiene soltanto a chi si impone di non guardare, mai alla necessità del nostro specchio di formarci. sopprimere l’oggetto del mio appartenere a quel riflesso che mi specchia e che mi rende scimmia ammaestrata o marionetta burlesca è qualcosa che si avvicina a una sorta di pentimento. ma il pentimento resta sempre e comunque straniero. dicotomia tra profondità d’acqua e ipotesi di vita esterna, ipotesi che è sempre premessa, sempre intenzione mancata, sempre sbaglio senza errore.”

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