Dialogo con V.

“l’eco vitale è scisso in due. un taglio sovrasta ogni perdita. l’essenza è la perdita: le mani a serraglio sulla gola: l’afasia e lo stordimento. la perenne stasi del Piacere. “Ora la casa è un’unica crepa”. Non avere, non ho, paura del corpo che muore, della sensibilità della carne, dell’abisso dispotico della macerazione. Esala armonia di taglio da ogni frangente, come oscura vagina che rantola tra schiamazzi. Questa fogna ubriaca che è una vita. Nella mia paralisi non ho altri arti che i gorgogli di questi vortici, che tu non vedi, che non sai. La pelle non è che il vagito di una sentenza perenne, minerale, come ombra di bestia dietro a un casolare in rovina. L’unica presenza che sempre si muove… non voglio essere libero, voglio essere estirpato”

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