“è un mattino rosso. di nuovo solo. vecchi e nuovi amici scomparsi. nessuno a cui dare conto. una musica sensuale. lavata ogni macchia. non sentire altro che questo tepore chiaro come la visione di capre su una scogliera. La scorza dei miei nervi cade, macchia ciò che sta sopra a quest’anima stantia. Ho bisogno di questo. Di strappare questa benedetta parola che cinge che stringe questa testa da anni, che la soffoca, che la sbatte, che la condanna, questa mente al macero. Una macerazione nata prima di ogni ipotesi di vita, prima della morte sotterranea di neuroni fucilati da input telematici, prima della morte di cani, di padri, di tradimenti biechi da parte di amici, prima della devastazione di bombe, di bambini condannati a una sevizia di Stato, prima di ogni ipotesi di felicità, di benessere, di consumo tutelato da pixel, contraffatto da libertà, prima del desiderio di questa disciplina senza coraggio chiamata istruzione, prima di tutto questo esiste questa perenne e assidua macerazione che ride e grigna in faccia a ogni volto che le impongo, a ogni volto che incontro.” (da Ipotesi di vita)

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