Su Critica Letteraria

Il Salotto: intervista a Paolo Fichera, a cura di Alfonso Maria Petrosino


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D: Come lettore, che cosa ti aspetti tu da una poesia?
R: Sicuramente non mi aspetto un messaggio, una risposta, una regola, forse un tempo una disciplina. Il lettore che ero a venti anni non è il lettore che sono ora a 38 o il lettore che ero a 30. Mentre prima ogni autore nuovo che incontravo era il luogo di una devastazione prolifica e di una serie continua di innesti, ora il colpo d’ascia è più difficile da vivere e per questo più ambito e un dono più grande quando lo si trova. È come nel rapporto tra persone: non mi aspetto qualcosa da un incontro, ma rapportandomi reagisco con quello che sono a quello che sento, e tale reazione mi dà qualcosa, plasma. La poesia la trovi e ti dà. Deve corrodere, agire sulla materia, contaminare chi legge.

 

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