quella goccia – tra macchie resti – di mare

che chiami fortezza, gli occhi

migrati mordono il ciglio – scegli le ciglia

tra i polpastrelli: un desiderio: se resta viene,

e altro, tarlato e sciolto, un corpo esploso

nella bocca liquida della gioia, lesiona

chi resta e sfalda l’aria

un nome piccolo che ripeto –

feconda la muta – che ripeto

*

crede all’opera che si presta

la vertigine all’aria

la doccia macchia l’odore che lava

tatua            soccombendo            la pelle

il confine – di te – non sente trema

come i feticci possano ancora brillare: lo chiedi?

muore e resta aria il cuore, il sasso

resta sfibrata  la faglia – che taglia –

disarticola la grandine un’acqua fitta e l’innocenza

di ogni doglia un profumo, l’unguento

preciso delle mani purifica il freddo e l’artiglio

che urta il silenzio si fa preda


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