Dal Diario di A.F.

“Caro E., c’è una novità: ora c’è uno spiraglio. Leggo i testi e trovo delle particelle di materiale composto che possono stare sulla struttura. Perché mai come in questo poemetto c’è un’anima che come un palo infisso nel terreno tiene botta al mio scalpello. E anzi a volte ho la certezza che più la affronto quell’anima e più si fa forza. Era questo che ti volevo scrivere. E invece oggi, appena un albero, un fuoco di legna ha accostato le sue mani alle mie, ciò che ho riletto mi è parso di nuovo senza forza. Tutto da rifare, di nuovo, nuovamente. Scrivere con i denti. Del resto dipingere è semplice perché il colore verde fa un’onda. Guardo il foglio scritto con una tale vergogna di essere poeta che ho soltanto la forza di devastare tutto quello che ho fatto. E quelle mani femminili che tanto mi hanno dato cosa hanno lasciato? Nulla, caro E. Parlo così perché sono ubriaco? Può essere. In fondo cosa pretendi da chi vive come me? La lucidità è un’operazione talmente indifferente. Non ho bisogno di molto. Ora vado a distruggere quello che ho scritto. Vado al mio spettacolo senza spettatori. Tutto è senza prezzo.”

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