quella goccia – tra macchie resti – di mare

che chiami fortezza, gli occhi

migrati mordono il ciglio – scegli le ciglia

tra i polpastrelli: un desiderio: se resta viene,

e altro, tarlato e sciolto, un corpo esploso

nella bocca liquida della gioia, lesiona

chi resta e sfalda l’aria

un nome piccolo che ripeto –

feconda la muta – che ripeto

*

crede all’opera che si presta

la vertigine all’aria

la doccia macchia l’odore che lava

tatua            soccombendo            la pelle

il confine – di te – non sente, trema

resta aria il sasso resta

sfibrata  la faglia – che taglia,

disarticola la grandine un’acqua

fitta e la doglia precisa delle mani

purifica il freddo e l’artiglio

che urta il silenzio si fa preda

*

l’occhio nell’occhio resta

tra le rovine inguine puro

è grandine la parola che fonda l’atto

tra i denti del paessaggio questa

origine sa il potere magro dei cani

un gesto che somiglia al gesto

 

(dalla sezione nell’aria dal libro Ipotesi di vita)

_____________________________________________

@ l’immagine è opera di Manuela Furlan

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