era questa ferocia unica

che non potevi non dire, questo grido

tarlato, la polvere inespressa nella gola

fino a fare del bosco la culla, prologo

dissolto che perpetua i corpi amanti

lasciati ai vagiti del legno

tra le unghie di questa soffitta

dove la vita è ruggine

che perpetua l’età del ferro

nella volontà vegetale della percezione,

dell’ape, del varco che non crea, non chiama,

ma custodisce ogni atomo nella linea circolare

del segno morso ora in quel tempo

 

(da elegie zoldane dal libro Ipotesi di vita)

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