Mi slabbro in te
come in un setaccio d’orzo,
di cose alla rinfusa
che tengono un vento di detriti
in un’eco, diseguale all’attesa,
all’ansia persa nella carne bianca
lavorata dall’utero che mi lavora
ancora, estranea allo scheletro
di chi muore accanto a me,
al mio sperma sulla tua schiena
per crollare nel ciglio stantio che semina
il nostro esserci nella resa.

(10 anni fa)

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