Innesto in: V. Scarinci

Troppo crescevano, denudato il nome, le cose
l’evo diaccio del viaggiatore finiva in bruma
l’ultimo ovale. Tra noce e gheriglio e piccole
incommestibili punte, compariva Terza
nel disegno del mondo, comandata dalla maceria
e mondata all’estremo di ogni spuntare
se ne stava in ascolto: archi, getti,
averi solitari e corde di metro invernale
sconfinavano e affacciava una ragazza
che teneva il nascere capofitto nell’ordine. Ogni dentro
ha parole resistenti fiancheggiate da un assedio
aver potuto libero crescere nel maglio dell’oscurità
l’oncia resistente questo vaglio, il nudo frangere,
pane mostruoso degli anni, per cui la crepa
della colonna in aperta mostra è
l’unico mio dono, il bilico di un desidero
che nidifica forme nevralgiche. Brulico
sul fondo di non crescere un fogliame arbustivo
pianoro senza solco che è menzogna
verissima di giacere.
Sottostà questa imposta
la redenzione terrea dell’incarnato, il crine fulvo
che compara questa ascesi. Allora data
nessuna colpa, lo sponsale castrò spigoli di cuore
in una muta fantastica di tocchi che accorparono
il solo coraggio ematico di nascere. Urgo verifiche:
nessun congegno rilevante sfata quanto è irrilevante.
Fitta di ombre battenti domando solo
che risponda questa rada adolescente e munifica

INNESTO:

Troppo crescevano al nome le cose
a denudare l’evo del viaggiatore finiva
l’ultimo ovale in bruma, tra noce e gheriglio
e piccole punte, se credeva la ragazza, compariva Terza
nel disegno del mondo, creduta, comandata
dalla maceria e mondata all’estremo la corteccia
di ogni spuntare, in ascolto: archi, getti,
averi solitari e corde invernali sconfinavano e
affacciava al segno una ragazza, nata dentro, nell’ordine.
Dentro: parole resistenti da un assedio date
aver potuto libero crescere nel maglio di un’oscurità
l’oncia resistente questo vaglio, pane negli anni
mostruoso, che saliva la crepa
della colonna in aperta mostra a te data in dono,
come dono in bilico un desiderio nidifica e forgia
forme nevralgiche. Brulico sul fondo e non ho dono
di crescere un fogliame senza solco, la menzogna
vera di giacere. Imposta la redenzione
terrea dell’incarnato, il crime in ascesi compara la colpa
non data, lo sponsale castra, tra anelli, spigoli di cuore
in una muta di tocchi, al coraggio di nascere.
Urgo verifiche: nessun congegno rilevante consegno,
fitta di ombre battenti domando solo, come ombra rada
questa rada adolescente e munifica, risponda

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