ad A.

il bosco ti fascia la bocca
l’età del male tra la lingua
entra senza aprire la porta
dove siede la donna
come chiama la notte gli occhi
l’umidità nel figlio che percuote
che chiama mamma una stanza vuota.
entra senza aprire la porta, l’odore
che riponi tra le ossa
fino alla corda che il padre tende e inciampi
e a terra la lingua non ha bosco.
un segreto agita le forbici tra la polvere
di una pelle che chiama colpa la carne
mentre i cani con il riposo di Dio tra i denti
leccano i tuoi figli e ogni grembo
e tu sussurri all’albero il tuo segreto,
ricopri gli occhi di fango e nella tua terra
l’eco è una sigaretta accesa
per scambiarci l’anima e far finire il freddo

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