“sì, L.c.e. è un libro molto gozzaniano. c’è questa minuzia delle cose piccole di pessimo gusto. c’è l’entrare con la scure in un mondo di ricordi e farlo con chirurgica sapienza, come il giovane che vuole a tutti i costi sezionare la rana anche se sa che la cosa lo turba e lo fa stare male. e questo me lo fa sentire vicino ma di fondo ci trovo anche molto, forse troppo, un tentativo di voler essere dentro un codice imposto a priori. e infatti a tratti dalla poesie escono anche ingenuità che sono segni importanti perché non denotano una mancanza di controllo ma sono come le carezze dolci di una mano altra sul viso di chi in quel momento scrive e che accarezzano nonostante quel ragazzo non voglia essere accarezzato. 
c’è chi ha l’ambizione di lasciare una traccia, di segnare un cammino e bisogna essere dei giganti anche soltanto per pensare una cosa così e poi ci sono persone che hanno l’ambizione di, come dici tu, proteggersi recintarsi autocontrollarsi per non dare adito ad altro di uscire se non a quello che proprio non può non uscire. questo è un martirio e bisogna avere una forza interiore tremenda per farlo e sopratutto un amore verso la vita che pochi hanno. Celan ha scritto tutto, lo rileggevo proprio l’altro giorno. leggere Celan è leggere tutta la poesia che ancora adesso si scrive. lì c’era tutto: la Storia, la Tragedia, la Lingua, la Filosofia, il Dolore sublimati e vissuti fino alla fine. Anni fa avevo riportato una frase di Celan: “Solo mani vere scrivono poesie vere. Io non vedo differenza di principio tra una poesia e una stretta di mano… Viviamo sotto cieli cupi – e ci sono pochi essere umani. Per questo anche le poesie sono poche”. Questo che parla è un uomo, un uomo anche tenero, che non ha avuto paura del dolore e di dirlo. In questi anni ho sempre creduto in questa frase e mi sono fatto male credendoci. ho incontrato pochissimi esseri umani tra i poeti e anche tra poeti celebrati ho incontrato gente capace di comportamenti osceni, capaci di tradire, di ferire per ogni motivo. ormai io leggo e cerco una poesia che posso amare, non che posso stimare come quella di G. e questo perché non ho più vent’anni e magari ne ho ancora 20 davanti a me e voglio sentire nel cuore un uomo che mi parla, che mi sia compagno nella rovina che è questa vita, una rovina sfrontata illuminata da una luce che non sappiamo da dove viene. voglio che il mio sangue cambi con lui. ogni apparire ormai è solo il rigurgito di una vanità e di un bisogno di non sentirsi completamente morti, ma c’è stato e c’è molto di più in ballo. c’è la vita, c’è il sangue, c’è che la poesia può veramente uccidere. c’è la nostra vita in ballo, tutta, totalmente e per sempre.”

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