da Dedicate

 

Chiama una vita

come tacendola

germinata al suolo

tra la morte che il silenzio trascina

senza finite parole, penombra

in ogni altro luogo

si muove, discende senz’eco

né pelle al suono. Il rito

travasa la sua orgia, accosta

al sangue la radice, mutilato

da pienezze resta il luogo

sottratto che ci incarna –

sento, non vedo, il fiume sbatte

sasso levigato dall’acqua:

è poesia la mano che lo afferra?

è poesia il sasso? o l’acqua? o lo sguardo?

 

Doglia resta confine:

tutto è foresta, anche l’attesa

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