Notte

non occultano i silenzi le ombre

l’ombra sta, appesa alla tua porta di foglie di mirto

la trasparente fornace che muove

senza fondo il tramonto

ai tuoi piedi rabarbari

accoglie l’emblema mutilato

e i chiodi che scuciono il silenzio

sanno la distanza e il nome

frutti, maturati in quel tempo,

che ancora accadono

nella bocca

 

ancora accade:

per il sangue che resiste alla notte,

per la notte, donna scalza nei boschi,

per le ossa che attestano l’eresia,

per le bianche ossa della notte.

 

e era bianca la voce assolata

che chiamavi prima nella sera.

 

bacio la ferita che sei

nella notte esatta della parola

la ferita lunga, oltre lo specchio

che sei, nel trasparente giardino

della tua notte

 

tutto ciò che siamo trattiene la distanza

l’immacolata volontà della perizia

il sangue racchiuso e lasciato disteso

ricopre la vestaglia,

il genio della lampada, l’uomo indifeso

 

fino all’asfissia che morde

la struttura che nutre il vagito

di un sigillo teso tra notte e corpo

 

senza riparo ogni desiderio dissipa

il fondo eroso d’un gesto

che la voce tiene a braccetto

 

nulla di neve

nulla di sete

nulla di vento

 

richiami di vagiti

nel bosco, eretti come statue

di un respiro, alberi

 

e l’inanimato amore di un lupo

sulle tue labbra, ossa espiate

in nessuna voce umana di cosa

 

non ho più bisogno di morire

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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