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Desiderio

*

 

L’acqua che ami lava le parole

lascia i corpi a pisciare controvento

sulla collina del mondo sconosciuto.

Un lupo si avvicina e si ritrae

alla mano testa del tuo nutrimento

selvatico più d’ogni cenere di bosco.

E i muri che baci,

mattone per mattone,

sono idoli di pelle sepolti

che fuoriescono dalla musica.

 

“Le lame nella mia carne

le preferisco all’emorragia

della loro scomparsa”

Ma ciò che punisce il ghiaccio

disseta la sete e io bevo

la tua pelle sepolta

che in me si disseta

prima di ogni vita

 

*

 

chiami orfano il pane

ma quel che ghiaccia la neve

rende segreto il fango?

 

da lupa cerchi

l’angelo a terra

lasci il tuo silenzio

tra i suoi vagiti

di pietra, avida.

 

lo inghiotti e le tue ossa

danno vita a idoli recisi

 

annusi i suoi muri

come baci mancati

ventri dissolti, senza sosta

 

e l’ululato, primo e nuovo,

arranca sulla cicatrice

muta della voce

 

interminata caduta viscosa

 

dove sa il respiro, ancora

prima del grembo

sbriciolarsi

sui corpi accaduti

 

oltre il desiderio

che esita per se stesso

in un pudore perfetto.

 

*

 

come danzi, come sei piena di vita

“è la morte che mi scoppia dentro”

 

 

mistica di vagiti

scoscesi, tra raccolti

di brune etimasie

e crepe nella retina

minerale, profumo

d’alloro selvatico, miele

di mandorle amare, di cardo

 

prima del corpo

in relazione alla luce

inesorabile resina come

ritrovare i baci di vita non ricordati

in cui già eravamo legati

così nella carne

 

l’infinito attorcigliato al nome

interrata scomparsa

scorgi ancora, la danza

sottrae luce al dio che solleva

l’ombra a una voce alchemica

in echi abbattuti in forme in noi.

 

*

 

Mia adorata,

più il corpo s’avvicina

più la mente si ritrae e si fortifica.

 

Per noi:

un bosco sigilla le fenditure del desiderio

il cielo svuota la distesa della sabbia

ogni mattino ha il sapore di ossa mai udite

 

Dentro un mondo

in ogni fuori

tesi al buio, finirsi,

parlati alle ossa, fusi

alla cenere d’un sigillo

idoli distesi, le mani

strette alla candela,

gli occhi nella fiamma

disfatti. Stringere e restare

pelle al calore della cera.

 

(parte della sezione Desiderio dalla raccolta Figura)

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A.P.

Notte

non occultano i silenzi le ombre

l’ombra sta, appesa alla tua porta di foglie di mirto

la trasparente fornace che muove

senza fondo il tramonto

ai tuoi piedi rabarbari

accoglie l’emblema mutilato

e i chiodi che scuciono il silenzio

sanno la distanza e il nome

frutti, maturati in quel tempo,

che ancora accadono

nella bocca

 

ancora accade:

per il sangue che resiste alla notte,

per la notte, donna scalza nei boschi,

per le ossa che attestano l’eresia,

per le bianche ossa della notte.

 

e era bianca la voce assolata

che chiamavi prima nella sera.

 

bacio la ferita che sei

nella notte esatta della parola

la ferita lunga, oltre lo specchio

che sei, nel trasparente giardino

della tua notte

 

tutto ciò che siamo trattiene la distanza

l’immacolata volontà della perizia

il sangue racchiuso e lasciato disteso

ricopre la vestaglia,

il genio della lampada, l’uomo indifeso

 

fino all’asfissia che morde

la struttura che nutre il vagito

di un sigillo teso tra notte e corpo

 

senza riparo ogni desiderio dissipa

il fondo eroso d’un gesto

che la voce tiene a braccetto

 

nulla di neve

nulla di sete

nulla di vento

 

richiami di vagiti

nel bosco, eretti come statue

di un respiro, alberi

 

e l’inanimato amore di un lupo

sulle tue labbra, ossa espiate

in nessuna voce umana di cosa

 

non ho più bisogno di morire

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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