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da Dedicate

 

Chiama una vita

come tacendola

germinata al suolo

tra la morte che il silenzio trascina

senza finite parole, penombra

in ogni altro luogo

si muove, discende senz’eco

né pelle al suono. Il rito

travasa la sua orgia, accosta

al sangue la radice, mutilato

da pienezze resta il luogo

sottratto che ci incarna –

sento, non vedo, il fiume sbatte

sasso levigato dall’acqua:

è poesia la mano che lo afferra?

è poesia il sasso? o l’acqua? o lo sguardo?

 

Doglia resta confine:

tutto è foresta, anche l’attesa

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il marmo alla morte nell’occhio

in silenzio, se era aria in vento

dissolta in morte all’ombra,

sottrae seni al vento la culla

dà la mano l’accenno nel marmo

“non c’è occhio che dia luce

il sangue è una statua

non chiusa al verso”

Rodin tace

combustione

Cara *,

ho sistemato combustione (titolo provvisorio) nella sua vesta a ora definita.
quella che ti avevo mandato tempo fa aveva una struttura di 23 poesie sorrette ognuna da una parola chiave. le 23 parole chiave andavano poi a formare la poesia (24) di apertura in corsivo. il problema rileggendo è stato accorgermi che non tutte le poesie reggevano e anche intervenendo non era possibile salvarle tutte. abbandonare quella struttura mi è costato molto. ho deciso di non vederle più come un corpo separato, retto da quell’unica poesia in corsivo, ma di crearne un poemetto. questo mi ha permesso di intervenire più a fondo su ogni singola poesia e di eliminarne alcune. facendo così però si andava a perdere completamente la struttura di 24 parole chiave. ma è una perdita che ho accettato senza problemi. il poemetto così creato mi si è sfaldato sotto gli occhi dopo una lettura notturna, tra l’insonnia. ora il tutto è una serie 23 poesie suddivise in 4 sezioni. mi accorgo soltanto ora che il numero di poesie iniziale, il 23, è rimasto lo stesso pur con continue modifiche, spostamenti ed eliminazioni. le singole sezioni sono al loro interno ora legate da aspetti tematici. e le 4 sezioni così disposte danno l’andamento di un percorso.
le singole poesie ho cercato di scioglierle il più possibile, basandomi sul fiato della lettura a voce, dimenticando i pugni chiusi di una grafia che troppo concede alla costrizione.

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Nel nero

Al nero le lettere

una in fila, l’altra oltre la voce.

Le tracce nelle ossa, la mano che non tocca

scrive, dentro era il sangue voluto,

la pelle leccata, la tregua sorda al mondo.

Mancare è la mano, coperta di nero,

la terra è più morbida bagnata

le ossa della Sposa battono

tra i capelli: il volere del luogo è nero.

Non ha più tracce il corpo.